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	<title>Ponti e Derive</title>
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	<description>Attraversamenti pedagogici</description>
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		<title>Ponti e Derive</title>
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		<title>maschere e corpi</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Feb 2012 17:34:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pontitibetani</dc:creator>
				<category><![CDATA[composizione]]></category>
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		<description><![CDATA[(Fonte&#124;Wikipedia): La maschera è un artefatto che si indossa per ricoprire l&#8217;intero viso o solamente gli occhi.  Incerto l&#8217;etimo della parola: una prima ipotesi lo &#8230;<p><a href="http://pontiandderive.wordpress.com/2012/02/23/maschere-e-corpi/">Continua a leggere &#187;</a></p><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pontiandderive.wordpress.com&amp;blog=13466705&amp;post=558&amp;subd=pontiandderive&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><strong>(Fonte|Wikipedia):</strong></strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong><strong></strong>La maschera è un artefatto che si indossa per ricoprire l&#8217;intero viso o solamente gli occhi. </strong></p>
<p style="text-align:justify;">Incerto l&#8217;etimo della parola: una prima ipotesi lo vorrebbe di origine preindoeuropea, da masca («fuliggine, fantasma nero»).</p>
<p style="text-align:justify;">Una seconda ipotesi, non incompatibile con la prima, lo deriverebbe dal latino tardo e medievale <em>màsca</em>, strega, tuttora utilizzato in tal senso nella lingua piemontese. Si trova traccia dell&#8217;origine del termine nell&#8217;antico alto tedesco e nel provenzale <em>masc</em>, stregone.</p>
<p style="text-align:justify;">Dal significato originale si giunge successivamente a quello di fantasma, larva, aspetto camuffato per incutere paura.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-560" title="maschera due" src="http://pontiandderive.files.wordpress.com/2012/02/maschera-due.jpg?w=227&#038;h=300" alt="" width="227" height="300" /></p>
<p style="text-align:justify;">Alcuni studiosi hanno suggerito una derivazione dell&#8217;etimo dalla locuzione araba <em>maschara</em> o <em>mascharat</em>, buffonata, burla, derivante dal verbo <em>sachira</em>, deridere, burlare, importata nel linguaggio medievale dalle crociate. Tuttavia tale vocabolo è già presente in alcuni testi anteriori alle crociate.</p>
<p style="text-align:justify;">Il <em>Dizionario etimologico italiano</em> lo riconosce come relitto del sostrato pregallico, riconducibile al termine <em>baska</em> da cui abbiamo il verbo francese <em>rabacher</em>  fare fracasso.</p>
<p style="text-align:justify;">Si è dunque probabilmente giunti ad una sorta di processo di assimilazione all&#8217;interno del significante &#8217;maschera&#8217; sia dell&#8217;aspetto primordiale di &#8216;anima cattiva&#8217; o &#8216;defunto&#8217;, sia di un aspetto goliardico e festoso.</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://pontiandderive.files.wordpress.com/2012/02/maschera-uno.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-561" title="maschera uno" src="http://pontiandderive.files.wordpress.com/2012/02/maschera-uno.jpg?w=141&#038;h=300" alt="" width="141" height="300" /></a></p>
<h2 style="text-align:justify;"><strong>(Fonte|Wikipedia)</strong></h2>
<h2 style="text-align:justify;"><strong></strong>Estensioni del concetto di maschera</h2>
<ul style="text-align:justify;">
<li>è principalmente un oggetto usato per celare la propria identità, per esempio durante feste in maschera o a Carnevale. È usata con lo stesso scopo da molti personaggi immaginari della narrativa e dei fumetti</li>
<li>in psicologia indossare una maschera è una metafora per distinguere i tipi di atteggiamenti tenuti nelle diverse situazioni della vita (ad esempio non mi atteggio con il mio direttore come faccio con il/la mio/a compagno/a), quindi si può indossare la maschera dell&#8217;impiegato, come quella del burlone o del marito e ognuna in realtà non maschera nulla, ma permette di mostrare un lato della propria personalità. Infatti noi non siamo solo amici, compagni, lavoratori, politicamente schierati ecc ecc&#8230; ma siamo l&#8217;essenza che interpreta tutti questi ruoli.</li>
<li><strong>in ambito grafico è un&#8217;immagine che può essere inserita sovrapposta ad altre immagini per creare effetti di composizione</strong></li>
<li><strong>è la parte dell&#8217;interfaccia utente di un programma, con la quale l&#8217;utente può interagire per compiere diverse operazioni </strong></li>
</ul>
<p><a href="http://pontiandderive.files.wordpress.com/2012/02/maschera-tre.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-559" title="maschera tre" src="http://pontiandderive.files.wordpress.com/2012/02/maschera-tre.jpg?w=300&#038;h=237" alt="" width="300" height="237" /></a></p>
<p style="text-align:justify;">Così aggiungo io <a href="http://progettiguerrieri.wordpress.com/2012/02/21/rivelazioni-cosmetiche/" target="_blank">citando una collega </a>che, in un recente post, parla di trucchi e velature che nascondono svelando e svelano nascondendo, permettendo di esprimere ciò che vi è di altro, oltre o altrove ..</p>
<p style="text-align:justify;"><em>&#8220;Velare in questo senso non è tanto coprire e nascondere, ma è qualcosa di più sfumato, è come se, attraverso una sottile copertura, si potenziasse il messaggio. E rivelare, non è soltanto togliere il velo, ma, piuttosto, velare ancora…per rendere ancora più chiara e manifesta la cosa.&#8221; </em></p>
<p style="text-align:justify;">E ancora sembra intrigante passare ad una velatura ben maggiore, dal trucco alla maschera, che arriva a nascondere esplicitamente, e provare a esplorare ciò che consente. In generale la pratica insegna che la maschera libera il corpo, svincolandolo dal pudore espressivo del volto, (chiave di lettura immediata di emozioni), e sciogliendone le possibilità espressive.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma è altrettanto interessante capire come i vari linguaggi usino il termine maschera, che applicato ad un contesto psicomotorio, offrono altre chiavi di lettura &#8230;</p>
<p style="text-align:justify;">se in ambito grafico è un&#8217;immagine che può essere inserita sovrapposta ad altre immagini per creare effetti di composizione &#8230;  curiosamente la maschera, posta sul corpo, crea nuove possibilità di composizione</p>
<p style="text-align:justify;">e se in ambito informatico pensiamo all&#8217;interfaccia utente di un programma, che permette allo stesso di meglio interagire  &#8230;per compiere diverse operazioni; altrettanto significato può essere ritrovato alla maschera che indossata aiuta ad interagire con una espressività diversa, ricevendo informazioni differenti, rispetto alla quotidianità.</p>
<p style="text-align:justify;">Il tutto applicato ad un laboratorio di psicomotricità per utenti disabili crea nuove interrogazioni e letture per chi lo conduce e esplorazioni di potenzialità espressiva di notevole impatto per chi lo frequenta &#8230;</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/pontiandderive.wordpress.com/558/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/pontiandderive.wordpress.com/558/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/pontiandderive.wordpress.com/558/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/pontiandderive.wordpress.com/558/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/pontiandderive.wordpress.com/558/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/pontiandderive.wordpress.com/558/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/pontiandderive.wordpress.com/558/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/pontiandderive.wordpress.com/558/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/pontiandderive.wordpress.com/558/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/pontiandderive.wordpress.com/558/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/pontiandderive.wordpress.com/558/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/pontiandderive.wordpress.com/558/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/pontiandderive.wordpress.com/558/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/pontiandderive.wordpress.com/558/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pontiandderive.wordpress.com&amp;blog=13466705&amp;post=558&amp;subd=pontiandderive&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>scene e psicomotricità</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 15:59:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pontitibetani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un laboratorio di psicomotricità che conduco da qualche anno, oramai, ha assunto una nuova faccia: quella di una rappresentazione di storie &#8230;<p><a href="http://pontiandderive.wordpress.com/2012/02/22/scene-e-psicomotricita/">Continua a leggere &#187;</a></p><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pontiandderive.wordpress.com&amp;blog=13466705&amp;post=538&amp;subd=pontiandderive&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Un laboratorio di psicomotricità che conduco da qualche anno, oramai, ha assunto una nuova faccia: quella di una rappresentazione di storie scelte dai partecipanti, che vengono smontate, quasi scomposte in micro frammenti &#8220;recitabili&#8221;. Lo ammetto non è una psicomotricità ortodossa, ma una reiterpretazione libera della triade &#8220;esploro, conosco, rappresento&#8221;.</p>
<p style="text-align:justify;">Lo sconfinamento con il teatro è visibile, si lavora sempre per &#8220;un pubblico&#8221;, che siamo noi stessi, che guardiamo e sperimentiamo, sperimentiamo e guardiamo. Ci si osserva, si prova e ritenta, curiosi.<span id="more-538"></span></p>
<p style="text-align:justify;">Resta è ovvia la connessione con un pubblico immaginato e possibile, quello del mondo in cui è anche possibile rientrare, portandosi dietro e dentro l&#8217;esperienza.</p>
<p style="text-align:justify;">E&#8217;/siamo gruppo che insieme lavora, alla ricerca delle sfumature espriminibili, recuperando esperienze quotidiane che vengon ritradotte alla luce del tema, o dell&#8217;azione scelta.</p>
<p style="text-align:center;"><strong>Il punto di partenza di quest&#8217;anno è stato Pinocchio</strong></p>
<p style="text-align:center;">La fata Turchina,</p>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter  wp-image-545" title="fata" src="http://pontiandderive.files.wordpress.com/2012/02/fata.jpg?w=181&#038;h=210" alt="" width="181" height="210" /></p>
<p style="text-align:center;">che si impone ad uno schifato Pinocchio,</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://pontiandderive.files.wordpress.com/2012/02/medicina.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-548" title="medicina" src="http://pontiandderive.files.wordpress.com/2012/02/medicina.jpg?w=300&#038;h=138" alt="" width="300" height="138" /></a>con l&#8217;amara medicina.</p>
<p style="text-align:center;">Il gatto e la volpe, che sanno imbrogliare ora furtivamente, <a href="http://pontiandderive.files.wordpress.com/2012/02/la-volpe-e-il-gatto1.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-546" title="la volpe e il gatto" src="http://pontiandderive.files.wordpress.com/2012/02/la-volpe-e-il-gatto1.jpg?w=206&#038;h=270" alt="" width="206" height="270" /></a></p>
<p style="text-align:center;">ora seduttivamente.</p>
<p style="text-align:center;">Il rapporto triadico tra: le marionette guidate dai fili,</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-542" title="mangiafuoco" src="http://pontiandderive.files.wordpress.com/2012/02/mangiafuoco.jpg?w=199&#038;h=300" alt="" width="199" height="300" /></p>
<p style="text-align:center;"> il burattino senza fili (Pinocchio che vive sul confine di una libertà apparentemente illimitata e i vincoli di un corpo di legno),                                                                                        e Mangiafuoco. Portatore anch&#8217;egli di più ambivalenze, tra l&#8217;azione verso le marionette malatrattate e la tenerezza per la storia di pinocchio.</p>
<p style="text-align:center;">Pinocchio che scopre il dualismo del proprio corpo: ragazzo e/o burattino, corpo contratto e rigido &#8211; corpo rilassato e fluido,  ragazzo/asino.</p>
<p style="text-align:center;"><em>Il tema che ci accompagna sottotraccia, è la trasformazione, e la possibilità di esplorare i contrasti emotivi, espressivi, tonici e corporei, e alle volte le intersecazioni e le ambivalenze possibili.</em></p>
<p style="text-align:center;">Attivo/passivo, veloce/lento, uomo/animale, tirare/esser tirato, guidare/essere guidato, rigido/morbido, imporre/accettare-imporre/rifiutare, libero/vincolato, imbrogliare/essere imbrogliato/farsi imbrogliare, seduttivo/furbesco, disteso/seduto/in verticalità</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/pontiandderive.wordpress.com/538/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/pontiandderive.wordpress.com/538/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/pontiandderive.wordpress.com/538/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/pontiandderive.wordpress.com/538/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/pontiandderive.wordpress.com/538/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/pontiandderive.wordpress.com/538/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/pontiandderive.wordpress.com/538/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/pontiandderive.wordpress.com/538/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/pontiandderive.wordpress.com/538/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/pontiandderive.wordpress.com/538/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/pontiandderive.wordpress.com/538/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/pontiandderive.wordpress.com/538/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/pontiandderive.wordpress.com/538/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/pontiandderive.wordpress.com/538/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pontiandderive.wordpress.com&amp;blog=13466705&amp;post=538&amp;subd=pontiandderive&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
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		<title>appunti di consulenza</title>
		<link>http://pontiandderive.wordpress.com/2012/02/21/appunti-di-consulenza/</link>
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		<pubDate>Tue, 21 Feb 2012 15:19:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pontitibetani</dc:creator>
				<category><![CDATA[tecnicalità pedagogica]]></category>
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		<description><![CDATA[di Monica Massola E&#8217; interessante l&#8217;applicazione della scena teatrale come metafora della scena pedagogica familiare e di come essa si &#8230;<p><a href="http://pontiandderive.wordpress.com/2012/02/21/appunti-di-consulenza/">Continua a leggere &#187;</a></p><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pontiandderive.wordpress.com&amp;blog=13466705&amp;post=522&amp;subd=pontiandderive&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">di Monica Massola</p>
<p style="text-align:justify;">E&#8217; interessante l&#8217;applicazione della scena teatrale come metafora della scena pedagogica familiare e di come essa si intrecci e offra temi, prospettive, ingaggi, interrogazioni e incontri di ruoli.</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://pontiandderive.files.wordpress.com/2012/02/scena-6.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-525" title="" src="http://pontiandderive.files.wordpress.com/2012/02/scena-6.jpg?w=300&#038;h=225" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p style="text-align:justify;">In questa prospettiva non solo è possibile trattare i temi che i protagonisti portano, in sede di consulenza, narrandoli, ma anche chiedere loro di posizionarsi in uno scenario immaginario, fatto di quinte, e retropalco, di pubblico e comprimari, o attori non protagonisti, in scene principali e scenografie, dove le questioni problematiche delle genitorialità possono mutare o assumere diverse connotazioni.</p>
<p style="text-align:justify;">Il racconto di una storia familiare, così attraversata, quindi si espone all&#8217;osservazione da parte dai narratori stessi da più ottiche e più modi. Pluralità di modi che sono resi possibili proprio dall&#8217;incontro con la consulente, che si dispone ad essere &#8220;pubblico&#8221;, alle volte &#8220;coro&#8221; ma anche &#8220;tecnico delle luci&#8221;, e che con domande e dubbi, illumina alcuni punti  (temi &#8211; azioni &#8211; ingaggi) della scena, lasciandone in ombra altri; permettendo in questo modo ai genitori di interrogarsi e osservarsi in contesti mai considerati prima, grazie ai feedback ricevuti.</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://pontiandderive.files.wordpress.com/2012/02/065_orestea_scena_01.gif"><img class="size-medium wp-image-526 aligncenter" src="http://pontiandderive.files.wordpress.com/2012/02/065_orestea_scena_01.gif?w=300&#038;h=224" alt="" width="300" height="224" /></a></p>
<p style="text-align:justify;">E così il bimbo, ritenuto fragile e insicuro, dai genitori, <em>se collocato su uno scenario più esteso, fatto di luoghi e famiglia allargata, legami sociali, e quotidianità,</em> viene riscoperto nel suo essere ben radicato nella famiglia, rinsaldato da legami forti con i nonni e con il mondo sociale che gli ruota attorno.</p>
<p style="text-align:justify;">Così alcuni insicurezze dei genitori, riposizionate in uno scenario complessivo (fatto di storie personali, lavoro, di quotidianità, e di concezione della famiglia) si scontornano assumendo la pregnanza di valori e virtù, che questi stessi stanno trasmettendo ai figli, e che possono essere di aiuto nell&#8217;affrontare i problemi del crescere/far crescere.</p>
<p style="text-align:justify;">Il teatro, nelle sue variabili architettoniche, tematiche, di registri drammatici o comici, di ruoli, di regie e intrecci, coreografie, suoni etc fornisce una metafora potente per la rilettura delle storie familiari, ed rimette in luce come una storia possa essere &#8220;interpretata&#8221; in più modi e più registri. In ciò è possibile offrire alla famiglia più (e diverse) lenti di lettura relative ai propri strumenti pedagogici &#8220;innati&#8221; o in divenire.</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://pontiandderive.files.wordpress.com/2012/02/scena2.jpg"><img class="size-medium wp-image-527 aligncenter" title="scena2" src="http://pontiandderive.files.wordpress.com/2012/02/scena2.jpg?w=300&#038;h=227" alt="" width="300" height="227" /></a></p>
<p style="text-align:justify;"><em>Tempo teatrale: L&#8217;elemento temporale, in una rappresentazione teatrale, è ciò che ne determina più di ogni altra cosa le caratteristiche di alterità rispetto all&#8217;esperienza quotidiana.</em></p>
<p style="text-align:justify;"><em>Stili teatrali: Ci sono innumerevoli stili e generi che possono essere impiegati nei diversi contesti e culture. La ricchezza del teatro è tale che  si possono possono prendere in prestito elementi di ognuno di questi stili e presentare lavori multi-disciplinari in una combinazione virtualmente infinita, inoltre i generi non si escludono a vicenda.</em></p>
<p style="text-align:justify;"><em>Dietro le quinte: Il teatro non è solo ciò che si vede sul palcoscenico. Uno spettacolo spesso coinvolge un intero mondo di persone nella creazione dei costumi, delle scenografie, dell&#8217;illuminotecnica, della musica, e tutti coloro che, dietro le quinte, concorrono al perfetto svolgimento dell&#8217;evento, i direttori di scena, gli attrezzisti, i macchinisti, i tecnici audio e luci, il trovarobe, le sarte, le parrucchiere e il regista.</em></p>
<p style="text-align:justify;"><em>Lo spazio teatrale: Nel teatro il concetto di spazio ha almeno due significati: il primo è lo spazio fisico, il luogo della rappresentazione, il secondo è lo spazio dell&#8217;immaginazione.</em></p>
<p style="text-align:justify;"><em>Il luogo teatrale, spazio &#8216;concreto&#8217; dell&#8217;azione scenica, può identificarsi con un teatro o una qualsiasi altra struttura adatta a ospitare una rappresentazione. All&#8217;interno del luogo teatrale può essere delimitato lo spazio scenico, ovvero il perimetro della rappresentazione vera e propria, affidata agli attori. Lo spazio rappresentato, inesistente fino a un momento prima dell&#8217;inizio della rappresentazione, è il luogo mentale che viene evocato, grazie all&#8217;immaginazione dello spettatoree alla maestria dell&#8217;artista che ne crea i confini, con la possibilità, durante la performance, di variarne continuamente le dimensioni e la forma. </em></p>
<p style="text-align:justify;">Fonte| Wikipedia Voce Teatro</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://pontiandderive.files.wordpress.com/2012/02/olimpico_momix.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-528" title="olimpico_momix" src="http://pontiandderive.files.wordpress.com/2012/02/olimpico_momix.jpg?w=529&#038;h=318" alt="Bothanica _ Momix" width="529" height="318" /></a></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/pontiandderive.wordpress.com/522/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/pontiandderive.wordpress.com/522/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/pontiandderive.wordpress.com/522/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/pontiandderive.wordpress.com/522/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/pontiandderive.wordpress.com/522/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/pontiandderive.wordpress.com/522/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/pontiandderive.wordpress.com/522/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/pontiandderive.wordpress.com/522/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/pontiandderive.wordpress.com/522/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/pontiandderive.wordpress.com/522/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/pontiandderive.wordpress.com/522/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/pontiandderive.wordpress.com/522/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/pontiandderive.wordpress.com/522/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/pontiandderive.wordpress.com/522/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pontiandderive.wordpress.com&amp;blog=13466705&amp;post=522&amp;subd=pontiandderive&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Paternità possibili &#8230; scenari e domande.</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Feb 2012 11:52:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pontitibetani</dc:creator>
				<category><![CDATA[culture educative]]></category>
		<category><![CDATA[aver cura]]></category>
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		<category><![CDATA[ruoli]]></category>
		<category><![CDATA[ruolo genitoriale]]></category>

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		<description><![CDATA[Giusto ieri mi stavo chiedendo come un cambiamento nelle passi di cura, accudimento ed educazione dei figli da parte dei &#8230;<p><a href="http://pontiandderive.wordpress.com/2012/02/16/paternita-possibili-scenari-e-domande/">Continua a leggere &#187;</a></p><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pontiandderive.wordpress.com&amp;blog=13466705&amp;post=514&amp;subd=pontiandderive&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Giusto ieri mi stavo chiedendo come un cambiamento nelle passi di cura, accudimento ed educazione dei figli da parte dei &#8220;nuovi&#8221; padri sfonderà lo scenario culturale odierno, mettendo in asse di parità il valore della maternità e della paternità, e assumendone di nuovi: interscambiabilità dei ruoli, valorizzazione delle differenze.</p>
<div id="attachment_517" class="wp-caption aligncenter" style="width: 405px"><a href="http://pontiandderive.files.wordpress.com/2012/02/eugenio-riotto-paternita-opera-rubata.jpg"><img class="size-full wp-image-517" title="Eugenio-Riotto-paternita-opera-rubata" src="http://pontiandderive.files.wordpress.com/2012/02/eugenio-riotto-paternita-opera-rubata.jpg?w=529" alt=""   /></a><p class="wp-caption-text">Eugenio Riotto &quot;paternità&quot;</p></div>
<p style="text-align:justify;"><span id="more-514"></span></p>
<p style="text-align:justify;">Chissà se il &#8220;materno&#8221; verrà liberato dal monito della perfezione, dalla cura onnipresente e onnipotente, liberando le madri dalla cura totale ed eterna dei figli, circoscrivendone il ruolo specifico ai mesi della gravidanza e dell&#8217;allattamento, ma liberando il valore di tutti gli altri saperi che una donna può offrire ai propri figli. Chissà se i padri liberati dal &#8220;paterno&#8221; (con il ruolo di colui che deve offrire il supporto economico e le regole), accederanno alla propria capacità di cura in senso complessivo. Chissà se i figli di questo cambiamento, già in atto, offriranno alla cultura e alla società che abiteranno e produrrano, un modo diffrente di interpretare non solo la genitorialità ma anche il loro essere uomini e  donne.</p>
<p style="text-align:justify;">A parte i titoli (becer)i ecco che i giornali di questi giorni offrono il destro a questi pensieri &#8230;</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.repubblica.it/cronaca/2012/02/16/news/pap_perfetti-29968225/" target="_blank">La repubblica</a> <a href="http://www.zeroviolenzadonne.it/rassegna/pdfs/d00d8b6d2fc8c02721ed8afa3a6eacd2.pdf" target="_blank">_ Papà perfetti</a></p>
<p style="text-align:justify;">In più un mio <a href="http://biviopedagogico.wordpress.com/2012/02/15/qui-ci-vuole-il-maschio/" target="_blank">collega consulente pedagogico,</a> pone un&#8217;altra domanda sul senso pedagogico e maschile nell&#8217;educazione &#8230; e un convegno affronta il medesimo tema: <a href="http://biviopedagogico.files.wordpress.com/2012/02/uomini_in_educazione.pdf" target="_blank">uomini in educazione</a> &#8230; Che dire?</p>
<p style="text-align:justify;">Forse è ora che l&#8217;educazione riprenda a più voci la riflessione sulle sue dimensioni, anche di genere, e nel suo attraversare la società.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/pontiandderive.wordpress.com/514/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/pontiandderive.wordpress.com/514/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/pontiandderive.wordpress.com/514/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/pontiandderive.wordpress.com/514/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/pontiandderive.wordpress.com/514/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/pontiandderive.wordpress.com/514/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/pontiandderive.wordpress.com/514/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/pontiandderive.wordpress.com/514/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/pontiandderive.wordpress.com/514/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/pontiandderive.wordpress.com/514/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/pontiandderive.wordpress.com/514/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/pontiandderive.wordpress.com/514/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/pontiandderive.wordpress.com/514/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/pontiandderive.wordpress.com/514/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pontiandderive.wordpress.com&amp;blog=13466705&amp;post=514&amp;subd=pontiandderive&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Psicomotricità 2011 &#8211; 2012</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 18:02:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pontitibetani</dc:creator>
				<category><![CDATA[psicomotricità ed educazione]]></category>
		<category><![CDATA[corpo esplorato]]></category>
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		<description><![CDATA[<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pontiandderive.wordpress.com&amp;blog=13466705&amp;post=499&amp;subd=pontiandderive&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://pontiandderive.files.wordpress.com/2012/02/img_9309.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-504" title="IMG_9309" src="http://pontiandderive.files.wordpress.com/2012/02/img_9309.jpg?w=169&#038;h=300" alt="" width="169" height="300" /></a><a href="http://pontiandderive.files.wordpress.com/2012/02/img_9697.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-505" title="IMG_9697" src="http://pontiandderive.files.wordpress.com/2012/02/img_9697.jpg?w=300&#038;h=233" alt="" width="300" height="233" /></a><a href="http://pontiandderive.files.wordpress.com/2012/02/img_9601.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-506" title="IMG_9601" src="http://pontiandderive.files.wordpress.com/2012/02/img_9601.jpg?w=225&#038;h=300" alt="" width="225" height="300" /></a><a href="http://pontiandderive.files.wordpress.com/2012/02/img_9101.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-500" title="IMG_9101" src="http://pontiandderive.files.wordpress.com/2012/02/img_9101.jpg?w=185&#038;h=300" alt="" width="185" height="300" /></a><a href="http://pontiandderive.files.wordpress.com/2012/02/img_9130.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-501" title="IMG_9130" src="http://pontiandderive.files.wordpress.com/2012/02/img_9130.jpg?w=291&#038;h=300" alt="" width="291" height="300" /></a><a href="http://pontiandderive.files.wordpress.com/2012/02/img_9180.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-502" title="IMG_9180" src="http://pontiandderive.files.wordpress.com/2012/02/img_9180.jpg?w=300&#038;h=92" alt="" width="300" height="92" /></a><a href="http://pontiandderive.files.wordpress.com/2012/02/img_9304.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-503" title="IMG_9304" src="http://pontiandderive.files.wordpress.com/2012/02/img_9304.jpg?w=300&#038;h=225" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/pontiandderive.wordpress.com/499/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/pontiandderive.wordpress.com/499/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/pontiandderive.wordpress.com/499/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/pontiandderive.wordpress.com/499/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/pontiandderive.wordpress.com/499/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/pontiandderive.wordpress.com/499/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/pontiandderive.wordpress.com/499/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/pontiandderive.wordpress.com/499/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/pontiandderive.wordpress.com/499/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/pontiandderive.wordpress.com/499/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/pontiandderive.wordpress.com/499/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/pontiandderive.wordpress.com/499/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/pontiandderive.wordpress.com/499/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/pontiandderive.wordpress.com/499/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pontiandderive.wordpress.com&amp;blog=13466705&amp;post=499&amp;subd=pontiandderive&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Donne dee daimon &#8211; le maternità possibili e i bimbi degli altri</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Dec 2011 11:20:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pontitibetani</dc:creator>
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		<category><![CDATA[villaggio che educa]]></category>

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		<description><![CDATA[Parto così, di pancia, a dire che quel bimbo fa “impressione” , nel senso che mi turba e mi coinvolge emotivamente, &#8230;<p><a href="http://pontiandderive.wordpress.com/2011/12/16/donne-dee-daimon-le-maternita-possibili-e-i-bimbi-degli-altri/">Continua a leggere &#187;</a></p><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pontiandderive.wordpress.com&amp;blog=13466705&amp;post=454&amp;subd=pontiandderive&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-464" title="kiriku_und_die_wilden_tiere_bild_2" src="http://pontiandderive.files.wordpress.com/2011/12/kiriku_und_die_wilden_tiere_bild_2.jpg?w=300&#038;h=190" alt="" width="300" height="190" /></p>
<p>Parto così, di pancia, a dire che quel bimbo fa “impressione” , nel senso che mi turba e mi coinvolge emotivamente, mi rende nquieta e fa entrare in vibrazione con il suo dolore, mi commuove per via della sorte che gli ha cambiato la vita.</p>
<p>E come dicevamo nella serata<a href="https://www.facebook.com/events/294998517199490/?ref=ts" target="_blank"> Donne Dee Daimon: </a></p>
<blockquote><p>Nella Maternità <em>questa</em> SORTE o DEMONE corrisponde a ciò che <strong>infastidisce, o turba, o frammenta o frattura</strong>, interrompendo <span style="text-decoration:underline;">ogni aspettativa.</span></p>
<p>Crea una dissonanza con quello che immaginavamo pensando per <em>la prima volta</em>,  ad un bambino possibile dentro di noi.</p>
<p>Un marito impotente, la scelta di non volere un figlio, un lutto importante,  l’infertilità, una gioia troppo forte da turbare, La vita che dispone diversamente …</p>
<p>Tutto quanto avevamo imparato, così bene, sulla maternità …. viene disatteso bruscamente.</p>
<p><span id="more-454"></span></p>
<p>[...]</p>
<p>Questo il daimon, demone o sorte, spariglia le carte, a volte in modo disonesto, altre volte scherzoso, altre ancora in modo crudele oppure ancora sornione o dolce e sorridente.</p>
<p>Una SORTE, che ci avvolge e trattiene, come dice una coppia quando si lega nel patto del matrimonio: “nella buona e nella cattiva SORTE” .</p>
<p>Ci si lega nella SORTE. Si crea un legame con “<em>qualcosa”</em> che non sappiamo cosa comporterà o come ci cambierà.</p>
<p>Il demone ci lega all’imprevisto, ci trattiene, ci ferma tra ciò che è atteso e ciò che avviene davvero. (Ci attendevamo un bimbo e ci arrivano due gemelle)…</p>
<p>E’ la differenza, è questo nesso, è questo legame che obbliga ad un incontro:</p>
<p>l’incontro della donna e <strong>la madre che siamo noi, </strong></p>
<p>con il figlio che nasce,</p>
<p>con la nostra maternità,</p>
<p>con la nostra unica e possibile “interpretazione” &#8211; di noi stesse in questo incontro. Che renderà la maternità <strong>possibile</strong>, per noi, solo per noi, in quell’unico e originalissimo modo.</p></blockquote>
<p>Per dirla con le stesse parole che abbiamo usato nel corso della serata, il daimon, la sua sorte è la morte precocissima della madre. E i suoi silenzi, quel dire “no” mi rimandano sempre un pò all’assenza di quella maternità, che si è resa impossibile, e dolorosa in assenza di se stessa, per quel figlio.</p>
<p>A me, e al mio essere madre (anche se non son sua madre) incontare quel bimbo, e stare accanto a lui, turba moltissimo. Anche se quell’incontro lo faccio in un ruolo che è professionale, eppure quel bambino crea turbamento e emozione che va oltre. E mi sono chiesta perché, esistono persone, bambini, incontri che non si esauriscono con la competenza educativa.</p>
<p>I miei gesti da non madre sono impacciati, la mia vicinanza sa di non potere riempire il vuoto, la mia gentilezza e lo sguardo caldo sono un palliativo. Vorrei dare di più, i mille gesti e i mille pensieri che immagino gli occorrano. Sono goffa davanti a quel dolore.</p>
<p>Che ri-conosco, per via di altre storie, che mi hanno fatto vedere la reazione emotiva di un figlio, rimasto senza madre, rimasto anche a corto di parole. Per la fatica di pronunciare quel dolore, fino all&#8217;età adulta.</p>
<p>E, come non mai, oggi mi vengono in mente due frasi, che sento necessarie, la prima la raccolgo nel libro &#8220;maternità possibili&#8221;:</p>
<p><strong>Un bambino chiamò mamma e tutte le donne si voltarono.</strong></p>
<p>Una maternità, una funzione di cura che ci appartiene per culutra, non solo come singoli, come donne, come uomini, madri o padri ma come pluralità, come gruppo che può esercitare una  funzione sociale allargata, e che ci insegna ad offrire gesti di cure, materne o paterne, ai figli del &#8220;villaggio&#8221; &#8230;.</p>
<p>In questa immagine sta la seconda frase che sento appartenermi, e che mi torna sempre spesso più sovente davanti agli occhi:</p>
<p><strong>Per educare un bambino occorre un intero villaggio.</strong></p>
<p>Sento che il villaggio, la rete sono basilari.</p>
<p>La condivisione della azione pedagogica e dei pensieri sull’educazione ad opera di noi stessi, non solo nella nostra veste professionale, non basta; ci vuole una grande presenza collettiva civile, sociale, pubblica. Occorre essere villaggio e rete, per questo bambino e per tutti i nostri figli, tanto per quelli belli e simpatici, che per quelli meno piacevoli, o fortunati, o facili da trattare, o che evocano fatica e dolore &#8230;</p>
<p>Mi sembra questo il momento storico, in cui occorre ricreare la rete, rinsaldarla, riempirla di contenuti e connessioni, e di emozioni, e di strategie di cura e accoglienza perché la rete garantisce tenuta, significati, possibilità di dare parole dove si perderebbero, ritrovando(si) significativi e significato.</p>
<p>Così auguro a quel bimbo.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/pontiandderive.wordpress.com/454/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/pontiandderive.wordpress.com/454/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/pontiandderive.wordpress.com/454/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/pontiandderive.wordpress.com/454/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/pontiandderive.wordpress.com/454/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/pontiandderive.wordpress.com/454/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/pontiandderive.wordpress.com/454/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/pontiandderive.wordpress.com/454/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/pontiandderive.wordpress.com/454/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/pontiandderive.wordpress.com/454/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/pontiandderive.wordpress.com/454/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/pontiandderive.wordpress.com/454/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/pontiandderive.wordpress.com/454/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/pontiandderive.wordpress.com/454/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pontiandderive.wordpress.com&amp;blog=13466705&amp;post=454&amp;subd=pontiandderive&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Appunti spuntati per una formazione a mediazione corporea</title>
		<link>http://pontiandderive.wordpress.com/2011/11/01/appunti-spuntati-per-una-formazione-a-mediazione-corporea/</link>
		<comments>http://pontiandderive.wordpress.com/2011/11/01/appunti-spuntati-per-una-formazione-a-mediazione-corporea/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 01 Nov 2011 09:07:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pontitibetani</dc:creator>
				<category><![CDATA[psicomotricità ed educazione]]></category>
		<category><![CDATA[psicomotricità]]></category>

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		<description><![CDATA[ di Monica Massola Non è facile gestire una formazione che prevede una pluralità di approcci a mediazione corporea (psicomotricità, danzaterapia, &#8230;<p><a href="http://pontiandderive.wordpress.com/2011/11/01/appunti-spuntati-per-una-formazione-a-mediazione-corporea/">Continua a leggere &#187;</a></p><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pontiandderive.wordpress.com&amp;blog=13466705&amp;post=442&amp;subd=pontiandderive&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"> di Monica Massola</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Non è facile gestire una formazione che prevede una pluralità di approcci a mediazione corporea (psicomotricità, danzaterapia, arte marziale), perchè questo apre ad una moltiplicazioni di letture e di significati   di cui il corpo è portatore. Ma prima ancora di trattare questa &#8220;complicazione&#8221;, va fatta una riflessione sui fondamentali dell&#8217;educazione a mediazione corporea. <span id="more-442"></span></strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Che non si rivela mai facile perchè mettere in gioco il corpo è sempre più difficile di quanto appaia a primo avviso. Anche per chi si occupa di educazione di corpi (anche quando pensa di non dovere educare anche al corpo e nel corpo), anche per chi si occupa di formazione. </strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Il corpo è sempre in gioco, che lo si nomini o meno ed è sempre portatore di una infinità di aporie. Il corpo apre a temi infiniti, ed è destinato a non chiuderli, a non indagarli e confondersi in quella pluralità. Il corpo è soggetto di indagine, anche mentre si rende oggetto dell’indagine stessa; il corpo (io corpo) diventa una gestalt che si autoosserva ed in più intreccia interazioni simultanee con l’ambiente, con il tempo, lo spazio, gli oggetti e l’Altro.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Ecco alcuni appunti (appunto spuntati e grezzi) che preludono ad una giornata formativa.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://pontiandderive.files.wordpress.com/2011/11/p6280546.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-443" title="OLYMPUS DIGITAL CAMERA" src="http://pontiandderive.files.wordpress.com/2011/11/p6280546.jpg?w=529" alt=""   /></a></p>
<p><!--more--><br />
<em> I corpi piacciono se gia&#8217; ben educati, e se non sono i nostri corpi a dover essere educati, anche della possibilità di doverci educare, noi stessi, nell’essere corpo. </em></p>
<p><em>Come se fosse davvero possibile che il corpo di chi educa sia già educato, e non richiedesse mai altro. </em></p>
<p style="text-align:justify;">Si direbbe che sia la fatica del corpo ad avere bisogno di parola, esprimendo una fatica nel legittimare i corpi (il proprio o l’altrui) nella loro accezione estensiva di totalità.</p>
<p style="text-align:justify;"> Le resistenze, che esprime chi è inserito nel percorso formativo, sembrano legate alla offerta primaria insita nel dispositivo, quella di farsi educare all&#8217;incontro con il proprio corpo, per entrare nella prospettiva del corpo altri, da incontrare.</p>
<p style="text-align:justify;"> Il percorso formativo ha indicato che con facilità tutti si sono lasciati condurre nella dimensione corporea, ma quasi in maniera scissa, come se il fare non riverberasse in ogni istante nel corpo, come se non non lasciasse tracce o segni, o come se fosse un &#8220;fare finta&#8221; del tutto privo di connessione con la realta&#8217;.</p>
<p style="text-align:justify;">Come se i (loro/nostri) corpi non fossero in scena, come se non fossero mai stati chiamati ad esserlo. Come se i vari registri (psicomotorio, danza terapia, arte marziale) non avessero mai davvero inciso.</p>
<p style="text-align:justify;">Ritornare al corpo, passando dalla parola. (dal corpo esplorato alla narrazione e l’incontro tra corpi e parola)</p>
<p style="text-align:justify;">Per fare questo passaggio il nostro corpo, allenato a pensare per parola e non per azioni, va rilegittimato con la parola; per quanto sembri un paradosso.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma la <em>legittimazione</em> che va resa a tutto quanto  a partire dal bisogno della parola di rassicurare il pensiero, sulla minaccia potenziale del corpo, che sta nel gesto, in ogni gesto (fatto o subito), a prescindere, perchè è fenomenologicamente connesso al corpo. E’ la fatica, del corpo ad avere bisogno di parola, nel ri-vedersi. Perchè la nostra formazione culturale si dipana ogni giorno tra parole, quasi dimentiche del corpo.</p>
<p style="text-align:justify;">Appare una sensazione: quella per cui sembra che lavorare, in ambito educativo, come corpo o insieme di corpi sia faticoso; e pertanto occore ri-legittimare/legittimarsi il corpo come strumento di esplorazione pedagogica, autoriflessiva, tenendo al tempo stesso insieme la sensazione del corpo essere il che si &#8220;é&#8221;, che sono io stesso.</p>
<p style="text-align:justify;"> Alcune resistenze hanno mostrato appunto la grossa fatica che consiste nel tenere insieme il corpo soggetto/oggetto, che qualcuno ha tentato di elaborare come prevalenza della volontà sul corpo. Ma ovviamente questo non basta e non serve, perchè il corpo appunto, è soggetto ed oggetto e trascende pure comprendendola la volontà, o l&#8217;intelligenza, o la attenzione, o il respiro, o il gesto, o il movimento, o l&#8217;incontro con l&#8217;altro (oggetto/soggetto) corpo.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/pontiandderive.wordpress.com/442/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/pontiandderive.wordpress.com/442/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/pontiandderive.wordpress.com/442/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/pontiandderive.wordpress.com/442/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/pontiandderive.wordpress.com/442/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/pontiandderive.wordpress.com/442/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/pontiandderive.wordpress.com/442/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/pontiandderive.wordpress.com/442/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/pontiandderive.wordpress.com/442/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/pontiandderive.wordpress.com/442/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/pontiandderive.wordpress.com/442/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/pontiandderive.wordpress.com/442/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/pontiandderive.wordpress.com/442/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/pontiandderive.wordpress.com/442/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pontiandderive.wordpress.com&amp;blog=13466705&amp;post=442&amp;subd=pontiandderive&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Un luogo straordinario</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Jul 2011 16:01:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pontitibetani</dc:creator>
				<category><![CDATA[luoghi educativi]]></category>
		<category><![CDATA[animazione]]></category>
		<category><![CDATA[Centro Estivo]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[disciplina]]></category>
		<category><![CDATA[dispositivi pedagogici]]></category>
		<category><![CDATA[formazione]]></category>
		<category><![CDATA[luoghi formativi]]></category>
		<category><![CDATA[offrire problemi]]></category>
		<category><![CDATA[pedagogia interazionale]]></category>
		<category><![CDATA[significato]]></category>
		<category><![CDATA[strutture formative]]></category>

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		<description><![CDATA[Con una collega abbiamo appena terminato un percorso formativo, in un contesto che fino ad un anno fa non solo &#8230;<p><a href="http://pontiandderive.wordpress.com/2011/07/31/un-luogo-straordinario/">Continua a leggere &#187;</a></p><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pontiandderive.wordpress.com&amp;blog=13466705&amp;post=436&amp;subd=pontiandderive&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Con una collega abbiamo appena terminato un percorso formativo, <em>in un contesto che fino ad un anno fa non solo mi sarebbe parso tanto atipico quanto improbabile,</em>  dove portare una riflessione pedagogica: un CRE cioè un centro estivo parrocchiale.</p>
<p style="text-align:justify;">Il lavoro è stato svolto con il gruppo degli animatori, e con gli adulti responsabili, il coordinatore e il &#8220;Don&#8221; che cura l&#8217;esperienza del Centro estivo. Un numero significativo di persone a cui fare ri attraversare la propria esperienza, imparando dalle fatiche, dalle domande, dalle resistenze, offrendo nuove problematizzazioni, e sguardi diversi grazie all&#8217;incontro con una prospettiva pedagogica diversa.</p>
<p style="text-align:justify;"><span id="more-436"></span></p>
<p style="text-align:justify;">Altre volte mi sono rapportata con strutture formative importanti, ma trovare nella Chiesa, un interlocutore che chiedeva formazione, nel suo attraversare la sua storia di luogo chiamato all&#8217;animazione, alla cura, all&#8217;educazione, è sicuramente stata una esperienza potente.</p>
<p style="text-align:justify;">E la Chiesa è, dal punto di vista pedagogico, una struttura formativa, antica, imponente e complessa.</p>
<p style="text-align:justify;">Dalle architetture dei luoghi, dall&#8217;arte e dalla disciplina insita nei comportamenti prescritti, dalla preghiera ai luoghi, la Chiesa ha una lunghissima esperienza di educazione, nei pensieri e nelle forme che assume; non è un caso che si parli di magistero, maestri, insegnamenti, prescrizioni e via discurrendo.</p>
<p style="text-align:justify;">Così ho ri-scoperto che per chi pratica educazione l&#8217;incontro con i luoghi formativi altrui è foriero di altri apprendimenti, e della possibilità di comprenderne meglio i dispositivi formativi; e indipendentemente dalla loro dimensione storica, culturale, auto-riflessiva anche queste strutture si arricchiscono, ridefiniscono e focalizzano meglio l&#8217;oggetto della propria cura nell&#8217;incontro con altri dispositivi pedagogici.</p>
<p style="text-align:justify;">Vale a dire che in ogni incontro educativo non solo si lascia un segno, ma lo si riceve.</p>
<p style="text-align:justify;">
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/pontiandderive.wordpress.com/436/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/pontiandderive.wordpress.com/436/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/pontiandderive.wordpress.com/436/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/pontiandderive.wordpress.com/436/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/pontiandderive.wordpress.com/436/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/pontiandderive.wordpress.com/436/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/pontiandderive.wordpress.com/436/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/pontiandderive.wordpress.com/436/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/pontiandderive.wordpress.com/436/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/pontiandderive.wordpress.com/436/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/pontiandderive.wordpress.com/436/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/pontiandderive.wordpress.com/436/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/pontiandderive.wordpress.com/436/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/pontiandderive.wordpress.com/436/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pontiandderive.wordpress.com&amp;blog=13466705&amp;post=436&amp;subd=pontiandderive&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Improvvisamente/improvvisando il corpo</title>
		<link>http://pontiandderive.wordpress.com/2011/07/10/metafore/</link>
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		<pubDate>Sun, 10 Jul 2011 19:02:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pontitibetani</dc:creator>
				<category><![CDATA[la formazione]]></category>
		<category><![CDATA[psicomotricità ed educazione]]></category>
		<category><![CDATA[arte marziale]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione non verbale]]></category>
		<category><![CDATA[corpo narrato]]></category>
		<category><![CDATA[danzaterapia]]></category>
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		<category><![CDATA[igor salomone]]></category>
		<category><![CDATA[kung fu]]></category>
		<category><![CDATA[pedagogia interazionale]]></category>
		<category><![CDATA[psicomotricità]]></category>

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		<description><![CDATA[Metafore e&#8217; il titolo di una formazione che sto facendo con Igor Salomone, che e&#8217; stato ed e&#8217; tutt&#8217;ora un &#8230;<p><a href="http://pontiandderive.wordpress.com/2011/07/10/metafore/">Continua a leggere &#187;</a></p><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pontiandderive.wordpress.com&amp;blog=13466705&amp;post=395&amp;subd=pontiandderive&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><a href="http://igorsalomone.net/2011/07/08/il-gesto-di-eros-corpo-e-formazione/" target="_blank">Metafore</a> e&#8217; il titolo di una formazione che sto facendo con Igor Salomone, che e&#8217; stato ed e&#8217; tutt&#8217;ora un mio &#8220;maestro&#8221;, ma non e&#8217; questo il punto centrale di questo post.</p>
<p style="text-align:justify;">Il nodo, o meglio lo snodo e&#8217; il corpo, anzi in questo caso i corpi che ho (anche) condotto, e sempre osservato, con cura, nel dipanarsi della mattinata formativa.</p>
<p style="text-align:justify;">Sara&#8217; banale ma ogni volta mi stupisce la complessità che si risveglia laddove i corpi <em>(cosi&#8217; vuole il dispositivo formativo)</em> cominciano a togliere voce alle parole, per riprendersela tutta in forma di azioni, movimento, espressivita&#8217;.</p>
<p style="text-align:justify;"><span id="more-395"></span></p>
<div id="attachment_404" class="wp-caption aligncenter" style="width: 616px"><a href="http://www.facebook.com/photo.php?fbid=213522108687854&amp;set=a.146100182096714.24688.112397672133632&amp;type=1&amp;theater"><img class="size-full wp-image-404" title="Human form in motion" src="http://pontiandderive.files.wordpress.com/2011/07/human-form-in-motion.jpg?w=529" alt=""   /></a><p class="wp-caption-text">fonte design d&#039;autore</p></div>
<p style="text-align:justify;">Cristina Piolini, collega danzaterapeuta, inizia la mattinata formativa, costruendo un rituale che esporti corpi e i pensieri degli educatori coinvolti, fuori da un tempo quotidiano ordinario e presente e li riconvochi <em>pronti</em> a una diversa possibilità in un tempo altro.<br />
Seguo io, con la seconda attivazione, qualcosa che risvegli la sensorialita&#8217; e il piacere ad essa connesso; infine entra, Igor Salomone, a centrare, focalizzare, ampliare il tema che guida e riconnette: la difesa.</p>
<p style="text-align:justify;">Questo in breve cio&#8217; che accade, ma non e&#8217; quello che <em>vedo</em>.</p>
<p style="text-align:justify;">Cosa vedo?</p>
<p style="text-align:justify;">I corpi, che recuperano &#8211; con l&#8217;immersione nelle attivazioni &#8211; quella espressività dei movimenti, dei gesti, e dei volti, che le abitudini giornaliere distraggono dalla loro potenzialità comunicative.</p>
<p style="text-align:justify;">La libertà di muoversi che scioglie tensioni, e stili di azione, e li rinnova.</p>
<p style="text-align:justify;">Gli educatori, questo venerdì mattina, non solo stanno facendo una esperienza pedagogica di esplorazione di un tema, non solo la stanno facendo su una formazione a mediazione corporea &#8230;. ma stanno anche rinnovando il loro sapere sul corpo.</p>
<p style="text-align:justify;">Un corpo diventa di volta in volta (siamo alla terza giornata del ciclo di incontri formativi) e di in ora in ora, sempre piu&#8217; &#8220;il&#8221; loro corpo, sempre meno scotomizzato, e sempre più ricco e capace di cercare e trovare nessi, saperi, intuizioni, azioni.</p>
<p style="text-align:justify;">Per me ogni volta si rinnova l&#8217;incontro con questa bellezza, l&#8217;osservazione stupefatta e grata.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma c&#8217;e&#8217; anche una altra ricchezza che mi sono portata via, ed e&#8217; legata a questo video.</p>
<span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://pontiandderive.wordpress.com/2011/07/10/metafore/"><img src="http://img.youtube.com/vi/n1V0UJCtTxE/2.jpg" alt="" /></a></span>
<p style="text-align:justify;">Un esempio di improvvisazione, eseguita sul momento, <a href="http://igorsalomone.net/2011/07/10/a-volte-i-corpi/" target="_blank">un dialogo tonico tra danza e kung fu</a>; un gioco di corpi capaci di dialogare, in virtù dell&#8217;essere corpi molto &#8220;abitati&#8221;&#8216;, molto presenti, vissuti ed usati.</p>
<p style="text-align:justify;">La tecnica, la conoscenza delle proprie capacita&#8217;, diventano (a prescindere da cosa si sappia &#8211; danza &#8211; kung fu &#8211; altro) la possibilità di un incontro tra due saperi, che si sviluppa tra interazione, comunicazione, bellezza, e ricchezza di codici, stili, armonie.</p>
<p style="text-align:justify;">La fiducia nel sapere dell&#8217;altro, sempre necessariamente visibile nell&#8217;agilità, nel tono, nella perizia nella disciplina, nella visibile e profonda conoscenza del proprio corpo, (di se quindi) e&#8217; l&#8217;elemento alchemico che permette queste interazioni.</p>
<p style="text-align:justify;">Resta a conclusione una riflessione marginale, ma sostanziale:<br />
chi si occupa di educazione <span style="text-decoration:underline;">si occupa sempre del corpo dell&#8217;altro</span> <em>(se riusciamo a non dimenticare che ognuno di noi e&#8217; il suo corpo)</em>, eppure in ambito formativo la corporeita&#8217; resta spesso una misconosciuta ricchezza. A partire da ciò che accade dalla scuola primaria, otto ore seduti fermi in un banco a partire dai 6 anni &#8230;</p>
<p style="text-align:justify;">Eppure un corpo vissuto, esercitato e&#8217; ciò che fornisce grandissime possibilità comunicative, almeno tanto quanto la capacita&#8217; di comprenderne i limiti, consente di avere l&#8217;intenzionalità consapevole laddove occorre per educare, offre la capacita&#8217; di leggere, espandere, condividere i nessi sottaciuti nelle parole o nelle azioni di chi e&#8217; nel ruolo dell&#8217;educato.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/pontiandderive.wordpress.com/395/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/pontiandderive.wordpress.com/395/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/pontiandderive.wordpress.com/395/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/pontiandderive.wordpress.com/395/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/pontiandderive.wordpress.com/395/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/pontiandderive.wordpress.com/395/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/pontiandderive.wordpress.com/395/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/pontiandderive.wordpress.com/395/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/pontiandderive.wordpress.com/395/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/pontiandderive.wordpress.com/395/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/pontiandderive.wordpress.com/395/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/pontiandderive.wordpress.com/395/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/pontiandderive.wordpress.com/395/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/pontiandderive.wordpress.com/395/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pontiandderive.wordpress.com&amp;blog=13466705&amp;post=395&amp;subd=pontiandderive&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Human form in motion</media:title>
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		<title>Una lectio magistralis &#8230; un geranio può diventare educatore</title>
		<link>http://pontiandderive.wordpress.com/2011/06/06/una-lectio-magistralis-un-geranio-puo-diventare-educatore/</link>
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		<pubDate>Mon, 06 Jun 2011 08:10:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pontitibetani</dc:creator>
				<category><![CDATA[la formazione]]></category>
		<category><![CDATA[Claudio Imprudente]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
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		<category><![CDATA[pedagogia interazionale]]></category>
		<category><![CDATA[ruolo educativo]]></category>

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		<description><![CDATA[Fonte originale dell&#8217;articolo: education 2.0 “La famosa frase del dottore che, dopo avermi visitato all’età di due anni, ha scosso &#8230;<p><a href="http://pontiandderive.wordpress.com/2011/06/06/una-lectio-magistralis-un-geranio-puo-diventare-educatore/">Continua a leggere &#187;</a></p><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pontiandderive.wordpress.com&amp;blog=13466705&amp;post=369&amp;subd=pontiandderive&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.educationduepuntozero.it/citta-educativa/puo-geranio-diventare-educatore-4012234456.shtml" target="_blank">Fonte originale dell&#8217;articolo: education 2.0</a></p>
<h5 style="text-align:justify;">“La famosa frase del dottore che, dopo avermi visitato all’età di due anni, ha scosso la testa ‘Non c’è nulla da fare, sarà un vegetale’, è stata lì per lì subìta dai miei genitori proprio come si subisce una maledizione”. Claudio Imprudente ha ricevuto il 18 maggio la laurea honoris causa in “Formazione e cooperazione” dall’Università di Bologna. Ecco la sua lectio magistralis.</h5>
<p style="text-align:justify;">Questa laurea non è solo mia, ma di tutti i contesti che mi hanno sostenuto e di chi li ha prima costruiti e poi (con)vissuti insieme a me. Se fosse una laurea “ad honorem” avrei potuto fare un facile gioco di parole, sostenendo che non è una laurea “ad personam”, ma, purtroppo o per fortuna, si tratta di una laurea “honoris causa”.</p>
<p style="text-align:justify;"><span id="more-369"></span></p>
<p>Mi ricordo che quando Andrea Canevaro ha fatto cenno per la prima volta al conferimento della laurea, mi ha confidato che in realtà avrebbe voluto darla a mia madre. È vero, infatti, mia madre si meritava la laurea, Canevaro non si sbaglia nemmeno questa volta. Forse, però, conviene giustificare quell’assegnazione.</p>
<p>Bisogna fare un salto indietro di cinquant’anni. Come sapete “a quel tempo” (sembra di riferirsi ad altre epoche e di utilizzare una formula evangelica) la disabilità era davvero handicappante. A dire il vero, uno degli spunti per questa relazione, propostomi dal prof. Angelo Errani, viene da un esempio attualissimo di “disabilità che si fa handicap”: una ragazza disabile esclusa da un concorso per personale educativo con la motivazione della sua disabilità. Ma negli anni Sessanta le dimensioni, la portata, l’ostinazione di quel meccanismo era istituzionale, per così dire, pervasiva, introiettata, sancita anche a livello legislativo e confermata a quello pedagogico; inevitabilmente si rifletteva, si proiettava anche sulla qualità delle relazioni che potevano instaurarsi, almeno sulla maggior parte di quelle.</p>
<p>Volendo ricorrere ad una formula sintetica, se oggi avere un figlio disabile è considerato come una sfiga, al tempo era una vera e propria maledizione, personale, famigliare ecc. Diciamo che, nella scala della negatività, ci siamo allontanati dalle ultime posizioni. C’è una bella differenza tra sfiga e maledizione, quest’ultima è come caduta dall’alto e non lascia scampo o vie di fuga, di solito ha derivazione divina o diabolica…</p>
<p>La famosa frase del dottore che, dopo avermi visitato all’età di due anni, ha scosso la testa “Non c’è nulla da fare, sarà un vegetale”, è stata lì per lì subìta dai miei genitori proprio come si subisce una maledizione. Dal momento in cui si sono sentiti dire quelle parole hanno dovuto cominciare un percorso solitario e al buio. O meglio, hanno dovuto immaginare un percorso alternativo a quello che le loro aspettative (le loro come quelle di tanti altri genitori) avevano tracciato davanti ai loro occhi fino a quel momento. Come se avessero dovuto utilizzare un Tom Tom per reimpostare il tragitto, con la differenza che il Tom Tom, in strada, ci mette venti secondi a rispondere e a risolvere, invece nel mio caso ci sono voluti anni per studiare e impostare un percorso diverso (questo discorso, ovviamente, vale per tutti i contesti in cui mi sono trovato: a tutti è stato necessario abbandonare il sentiero già tracciato ed intraprenderne un altro con caratteristiche e meta in parte sconosciute, anche perché al tempo non erano così tanti i “modelli”, chiamiamoli così, cui fare riferimento, dai quali partire per sviluppare poi un intervento più mirato sulla singola persona.). Dapprima riconoscendo che io sono loro figlio, una loro creatura, anzi, una bella creatura e, in quanto tale, cominciando a darmi fiducia.</p>
<p>Ancor prima della fiducia da dare a me, costruendo un rapporto forte di fiducia reciproca tra di loro e il senso di un’intesa forte: “io ci sono, e anche tu ci sei”. Fiducia mista a complicità. Questa, ed è un ricordo molto vivido, si traduceva anche nella creazione di ingranaggi dalla meccanica e dalla tempistica perfette e funzionali, ad esempio per l’espletamento delle attività domestiche di tutti i giorni: mio padre mi alzava dal letto, mi portava da mia madre con la quale facevo colazione, la quale mi riportava da mio padre per sciacquare la faccia e lavarmi, che poi mi riconsegnava a mia madre per la “vestizione”.</p>
<p>Fiducia e complicità come un primo mattone solido per costruire il resto. E, ad un livello più intimo, per darmi la sensazione certa di non essere di peso, di non “interferire” troppo nella vita dei miei genitori: questo ha aumentato anche la stima che provavo nei miei stessi confronti, perché già da piccolo potevo sentirmi come non del tutto dipendente o, almeno, potevo avvertire la mia dipendenza come non pienamente vincolante per gli altri e, di qui, per me stesso.</p>
<p>In quell’età si scoprono i primi spazi di autonomia e libertà, si impara a muoversi nell’ambiente e in rapporto agli altri “corpi” che lo abitano, è un processo graduale che per una persona con deficit rischia di svilupparsi con molta lentezza, spesso con un ritardo significativo rispetto ai suoi coetanei, e in modo incompleto. Ho avuto la fortuna, al contrario, di vivere quel “flusso” di esperienze e di crescita sin da piccolissimo e nonostante i deficit che indubbiamente avevo. Ribadisco che questo è merito della “scommessa” dei miei genitori, dell’investimento, magari rischioso, che hanno fatto sulla costruzione della mia libertà e della mia identità autonoma.</p>
<p>E la stima verso me stesso è stata un primo elemento fondamentale per il futuro ruolo di educatore, perché è difficile educare altri alla stima senza provarla nei propri confronti.</p>
<p>Ma è proprio su quel “resto” che i miei genitori hanno costruito e a cui accennavo poco sopra che dobbiamo tornare, perché riguarda la costruzione di un modello genitoriale, familiare, pedagogico, educativo, relazionale che, per ragioni ovvie, risponde appieno alla cultura del “do it yourself”, o del “fatto in casa”, e che però, in seguito, si è rivelato pienamente trasferibile anche nel mio ambito lavorativo.</p>
<p>Quello che voglio intendere è che, provando a riconoscere ed elencare in che modo (ovvero, secondo quale metodo: e mi riferisco, in particolare, a quanto accennavo sopra, cioè alla capacità di saper reimpostare un percorso, di seguire strade non battute, di interiorizzare e agire la consapevolezza che non esiste una sola via per raggiungere un obiettivo e che, al contrario, ci viene chiesto di saperne inventare o trovare di alternative. Questo metodo si è rivelato utilissimo per la mia professione di educatore) e in relazione a cosa i miei genitori si sono proposti ed hanno agito come educatori, scopro anche i termini in cui io lo sono stato, e gli ambiti nei quali ho provato ad esercitare questa professione, perché tale è diventata.</p>
<p>L’humus che ha permesso la mia crescita è, per molti aspetti, lo stesso che ha favorito la nascita e lo sviluppo del “bosco” Centro Documentazione Handicap/Progetto Calamaio e delle piante e degli animali che lo popolano e lo animano. Che, poi, sono le altre persone (succedutesi e cambiate negli anni) cui idealmente viene conferita questa laurea, da tutti vissuta, immediatamente e in modo condiviso, come il riconoscimento di un lavoro portato collettivamente avanti nel corso di trent’anni di attività culturale ed educativa.</p>
<p>Provo allora a definire a cosa i miei genitori si sono e mi hanno educato e a cosa ho, abbiamo cercato di educare attraverso la nostra professione.</p>
<p>Sono stati, come si evince già da quanto scritto sopra, “educatori alla costruzione di un forte sentimento di autostima”, cosa ben diversa dall’arroganza e dalla prepotenza, ma il confine è labile e, per non varcarlo, serve educazione.</p>
<p>Sicuramente, sono stati “educatori al rispetto delle diversità” (in tutti i sensi, tra cui anche la diversità dei modi di comunicazione, la diversità nei modi di relazione, ecc.), che è come un punto di partenza e d’appoggio per il resto, ma mai un elemento che possa darsi per scontato e nemmeno acquisito una volta per tutte. Sono stati “educatori al riconoscimento dei meccanismi per cui si produce e si impone il pregiudizio”. Sono stati “educatori a guardare alle cose da un’altra angolazione”, che della riduzione del pregiudizio e del rispetto delle diversità è, allo stesso tempo, presupposto e strumento.</p>
<p>Complementare a questo, l’“educazione a mettersi nei panni dell’altro”, a riconoscere che il nostro punto di vista è sempre parziale e, se mai si possa riuscire a raggiungere una visione piena delle cose, questa non potrà che essere il frutto di una somma di sguardi e delle condizioni che determinano un certo modo di vederle. Ma riconoscere la necessità dello sguardo altrui presuppone, altresì, un’“educazione al rispetto dell’altro che si basa sulla sottolineatura delle sue abilità”. Stiamo trattando e ci stiamo avvicinando a concetti fondamentali del nostro vivere insieme. Ne ho scritto altre volte, ma mi preme ribadirlo in questa sede: si tratta di trovare un modo capace di sviluppare delle condizioni strutturali per coniugare UGUAGLIANZA E LIBERTÀ, UGUAGLIANZA E DIVERSITÀ e DIVERSITÀ E OPPORTUNITÀ.</p>
<p>Credo sia uno degli obiettivi fondamentali di chi lavora in questo ambito, ciò verso cui si deve tendere. L’errore più banale che si possa fare è quello di considerare quei termini come oppositivi, ritenere, cioè, che sia necessario operare una scelta tra di essi, invece che approfondire i modi in cui queste diverse istanze possano essere integrate tra loro, e quindi cooperare per un obiettivo comune, condiviso. In quanto, e non credo di sbagliarmi, è come se questi termini contengano già in sé il medesimo risultato e, in mano nostra, siano gli strumenti per costruire e garantire le condizioni necessarie alla piena realizzazione di ognuno di noi. Meglio ancora, sono esse stesse le uniche condizioni in cui le persone possono vivere e che devono essere conservate, alimentate, non potendole mai considerare come date una volta per tutte.</p>
<p>Quando uno dei quattro termini soccombe in nome degli altri, quelli stessi cambiano di segno, si allontanano dal loro significato più vero e ne va, allora, della possibilità stessa della democrazia come dovrebbe essere intesa, o, quanto meno, della nostra capacità di progredire nella realizzazione di un sistema “effettivamente” democratico.</p>
<p>Ho il timore che negli ultimi anni si sia diffusa un’idea piuttosto minimale di democrazia, che non prevede l’esercizio della stessa se non come pratica “leggera” (ad esempio, la semplice partecipazione elettorale), che si risolve spesso nella delega, anche questa sempre più svuotata di senso. Essa invece è letteralmente il risultato delle nostre azioni e relazioni e del modo in cui le intendiamo; è nelle nostre mani, non funziona per meccanismi che si auto-riproducono e si mantengono sempre uguali. Siamo noi che determiniamo il suo funzionamento e le forme di questo funzionamento, l’equilibrio fra le varie istanze di cui parlavamo prima.</p>
<p>Il termine “democrazia”, declinato in questo modo, è un altro elemento al quale sono stati i miei genitori ad educarmi, ed è ricco di tante sfumature delle quali è difficile dare un’unica definizione, ma, a mio avviso, può essere così sintetizzato: democrazia non è trattare tutti allo stesso modo, ma ognuno secondo le sue possibilità e abilità. Come vedete, i tre termini di partenza, ovvero DIVERSITÀ, OPPORTUNITÀ ed UGUAGLIANZA (nelle differenze) si ritrovano tutti in quest’unica “formula” (su questi argomenti ho costruito, anni fa, la favola di “Re33 e i suoi 33 bottoni d’oro”).</p>
<p>Ho cercato di far emergere nel modo più vivido possibile ciò che lega oggetti “educativi” che possono sembrare apparentemente slegati e che invece compongono, insieme, l’ambito e il metodo di lavoro che io e il Centro Documentazione Handicap/Progetto Calamaio abbiamo cercato (e ancora cerchiamo) di costruire. E c’è un altro “oggetto” che ricordo sempre, soprattutto a coloro che negli anni hanno partecipato in modo momentaneo al nostro lavoro, ad esempio i ragazzi che prestano servizio civile o quegli studenti che decidono di svolgere il loro tirocinio presso il nostro Centro: sappiate sporcarvi le mani.</p>
<p>Con loro ironizzo, perché nel lavoro con persone disabili si sperimenta anche il senso non figurato dell’espressione… e le mani si sporcano davvero! Ma è importante capire che non si tratta solamente di un modo per agire più concretamente sulla realtà, ma anche e soprattutto di una via privilegiata alla conoscenza. In un certo senso è un momento che precede logicamente tutti gli altri. È l’esperienza, e la “sporcizia” e i segni che ci lascia nelle mani, a formarci; è l’esperienza che ci fa conoscere e ci mette di fronte alle nostre e altrui paure e ci indica come superarle; è l’esperienza che ci insegna quale forza, quale presa abbia la creatività, da intendersi come modello, strumento per approcciare e trasformare la realtà; è l’esperienza, quindi, che può costruirci, progressivamente, come educatori credibili.</p>
<p>Concludo cercando di dare il senso corretto ad un termine del quale ho spesso fatto uso, ma al quale va restituita forza, pregnanza, le stesse che l’utilizzo corrente le ha progressivamente tolto: un termine ed una pratica in realtà, perché non può esistere SCANDALO senza che qualcuno o qualcosa lo produca. Peraltro, nel mio caso, si è trattato spesso di darne (si dà scandalo, nel linguaggio comune) involontariamente, per il semplice fatto di occupare uno spazio in un dato tempo, senza altro fare, semplicemente con la mia presenza.</p>
<p>La parola “scandalo” deriva dal greco skàndalon ed etimologicamente significa “trappola, inciampo”; in senso figurato, “molestia”. Vorrei che il conferimento di questa laurea funzionasse in questo senso, ovvero come elemento generatore di molestia, fastidio nei confronti, in primo luogo, di tutti gli educatori che non credono che “un vegetale” sia in grado di modificare, far progredire i contesti nei quali si trova a vivere ed operare; in secondo luogo, nei confronti di coloro che ricoprono incarichi politici e non prestano la dovuta attenzione alla realtà, all’attualità (ché di questo si tratta) delle abilità diverse; e, infine, nei confronti di quei genitori che non riescono, per le ragioni più varie e comprensibili, a creare quella complicità, quella condivisione che può garantire con più certezza ed efficacia un’educazione non monca (e non troppo “speciale”) ai loro figli.</p>
<p>Ringrazio i miei genitori, Antonio e Rosanna, e i due contesti che più mi hanno appoggiato e con i quali sono riuscito a realizzare quanto ho cercato di raccontare sopra, ovvero il Centro Documentazione Handicap-Cooperativa Accaparlante di Bologna e la Comunità Maranà-tha.</p>
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